fa freddo al mattino nella stazione di principe.mi accendo una sigaretta sperando che la nicotina scacci il mal di testa che non mi dà tregua.finora un paio di caffè non sono bastati,e forse nemmeno questa pallmall rossa servirà allo scopo.la testa continua a scoppiare,bombardata dalle molteplici birre bevute ieri sera e dal poco riposo.ho dormito solo un paio d'ore,e pure male.devo raggiungere torino e non posso mancare nè tentare di rinviare.fa freddo,ho mal di testa e il treno sta arrivando.lascio passare una coppia di anziani davanti a me e poi mi immergo nel caldo soffocante dell'aria condizionata del treno.la vista ogni tanto mi si annebbia,non riesco a distinguere i numeri degli scompartimenti,davanti a me solo ombre.mi auguro di trovare uno scompartimento vuoto,in modo da vitare un'interazione con una qualsiasi forma di vita.raggiungo finalmente il posto assegnato e,puntualmente trovo uno scompartimento pieno.la mia unica fortuna è l'avere il posto vicino al finestrino.mi piace osservare il paesaggio e immaginare che a muoversi sia lui,e non il treno su cui viaggio.di fronte a me siede un tipico pendolare,probabilmente un impiegato di banca,sicuramente un lavoratore da ufficio.indossa scarpe di pelle,un'elegante cravatta azzurra e ha la barba appena fatta.sfoglia con interesse un giornale di economia e finanza.bene,questi sono viaggiatori poco inclini al dialogo,praticamente è come se non esistessero.ne sono contento,una voce in meno che tartasserà la mia testa dolente.vicino all'impiegato siede un uomo sulla sessantina,mani consumate dal lavoro,abbigliamento poco curato,occhi che si muovono in continuazione,attenti a scrutare tutto più per meraviglia che per curiosità,come se un viaggioin treno fosse un evento.mi conforto ulteriormente,poichè anche con questa tipologia di viaggiatore le mie possibilità di dialogo sono pari a zero.la testa mi pulsa,spilli infuocati si infilano nelle mie tempie.ho voglia di fumare,ma non posso farlo.tra poco comunque mi chiuderò nel cesso e darò al mio cervello la sua minidose di nicotina.il silenzio viene interrotto dal suono gracchiante di un telefono.è della ragazza di colore seduta vicino al vecchio.a prima vista direi che è nigeriana,o perlomeno dell'africa subsahariana.alla fie,nella mia mente ridotta distinguo solo tra marocchini,algerini e tunisini e quelli che stanno sotto il deserto.quest'ultimi anno la pelle molto più scura,più dura e parlano in modo diverso,meno arabo e più tribale oserei dire.e infatti la ragazza,a cui non so dare un'età,inizia un dialogo fitto fitto nel suo idioma incomprensibile alle mie orecchie.le sue parole ignote scuotono un pò la mia testa.dopo un minuto di converasazione prego già che la sua telefonata stia per finire e che lei torni nel suo dormiveglia.niente da fare,la telefonata prosegue.infine vicino a me siede una coppia di coniugi che,con molte probabilità,hanno deciso di fare una gita fuori porta,giusto per vedere la mole antonelliana,il museo egizio e qualche vetrina di via roma.lui ha un aspetto insignificante,il suo volto non tradisce alcuna spontaneità nè aspettative.lei invece risulta essere molto curata,ma comunque sciatta,priva di qualsiasi spunto d'interesse.l'impiegato non gradisce la telefonata della colored,lo intuisco dal movimento delle sue sopracciglia,dai suoi piccoli sbuffetti.dentro di me rido di quel fastidio mal simulato.mi diverte vedere qualcuno che si incazza per una cosa di poco conto.forse anche io,al suo posto,mi innervosirei ma al momento il mal di testa è così forte che mi anestetizza da un qualsiasi istinto.il treno corre,e con lui pure le distese di campi coltivati e campi incolti.piccoli casolari abbandonati e un filo di nebbia.alberi e strade secondarie percorse da furgoni da lavoro.continua la telefonata ignota e la lettura del giornale.alla fine poteva andare peggio,potevo essere costretto a interagire,a parlare.appena finito di fare un pensiero simile ecco che la coppia di coniugi incomincia a pregustare la giornata ad alta voce.lei vuole vedere un sacco di cose,fare un sacco di giri,possibilmente portare a casa un sacco di ricordi.dentro di me penso che tutto questo entusiasmo forse è un pò eccessivo.torino alla fin fine è facilmente raggiungibile da genova,non è la classica meta che si vede una sola volta nella vita.continua a dolermi la testa,maledette birre a ripetizione.inizio a maledire la mia incapacità di limitarsi quando improvvisamente vengo risucchiato nella conversazione,a cui si era già aggiunto il sessantenne con la camicia a quadri alla boscaiolo.cazzo.devo subito divincolarmi,non credo di poterne uscire vivo.rispondo a fatica alle domande della donna.inizialmente chiede delle indicazioni stradali,poi incomincia a porre quesiti più generici e intrusivi.mi mangio le parole,non riesco a scandire bene le lettere,vuoi per il mal di testa,vuoi per una bocca desertificata.cerco comunque di mantenere il controllo,rispondo educatamente cercando di far capire che al momento desidero non partecipare al dialogo.la donna invece ha ingranato la marcia,iniziando a snocciolare piccoli episodi della sua vita,seguiti dalla descrizione del suo adorato figlio,che alla mia stessa età è già laureato,sistemato con una donna e impiegato in una grande azienda estera.forse la donna vuole ostentare la sua capacità di genitore,forse vuol provocarmi per sapere cosa faccio io nella vita,forse non si accorge di nulla e va avanti come un trattore nell'incensare questo figlio super intelligente e perbene.l'impiegato ormai si è rassegnato alla mancanza del silenzio necessario per il suo tpo di lettura,e ormai non tradisce più alcuna smorfia.l'uomo al suo fianco invece si rivela molto interessato alle argomentazioni della donna,racconta dei suoi due figli,ma senza cadere nella celebrazione delle loro virtù.forse non si sente un grande genitore come la donna,forse non ha bisogno di ostentarlo per sapere di esserlo.il viaggio si rivela più complicato del previsto,non c'è mai silenzio nello scompartimento,le mie tempie implorano pietà e la telefonata continua imperterrita.la stazione di torino non dev'essere poi così lontana,inizio a pensare.ma più ci penso e più la meta si fa irraggiungibile.ho voglia di fumare.arrivati finalmente a destinazione ci salutiamo tutti più per cortesia che per desiderio.ma subito dpo ci ritroviamo incolonnati nel corridoio ad aspettare di scendere.alla donna non sfugge niente e tutto ciò che osserva viene condito da sue affermazioni tanto banali e ovvie quanto irritanti.appena sceso dal treno io e la mia testa dolorante ci lanciamo nel fracasso della stazione prima,e della grande città poi.a confronto con quanto subìto sul treno tutto questo rumore assomiglia al silenzio.
postato da: cereschan alle ore 23:02 | Permalink | commenti (1)
categoria:pensieri, racconto, sigarette, treno, umanità , malditesta
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