martedì, 15 dicembre 2009
 fa freddo al mattino nella stazione di principe.mi accendo una sigaretta sperando che la nicotina scacci il mal di testa che non mi dà tregua.finora un paio di caffè non sono bastati,e forse nemmeno questa pallmall rossa servirà allo scopo.la testa continua a scoppiare,bombardata dalle molteplici birre bevute ieri sera e dal poco riposo.ho dormito solo un paio d'ore,e pure male.devo raggiungere torino e non posso mancare nè tentare di rinviare.fa freddo,ho mal di testa e il treno sta arrivando.lascio passare una coppia di anziani davanti a me e poi mi immergo nel caldo soffocante dell'aria condizionata del treno.la vista ogni tanto mi si annebbia,non riesco a distinguere i numeri degli scompartimenti,davanti a me solo ombre.mi auguro di trovare uno scompartimento vuoto,in modo da vitare un'interazione con una qualsiasi forma di vita.raggiungo finalmente il posto assegnato e,puntualmente trovo uno scompartimento pieno.la mia unica fortuna è l'avere il posto vicino al finestrino.mi piace osservare il paesaggio e immaginare che a muoversi sia lui,e non il treno su cui viaggio.di fronte a me siede un tipico pendolare,probabilmente un impiegato di banca,sicuramente un lavoratore da ufficio.indossa scarpe di pelle,un'elegante cravatta azzurra e ha la barba appena fatta.sfoglia con interesse un giornale di economia e finanza.bene,questi sono viaggiatori poco inclini al dialogo,praticamente è come se non esistessero.ne sono contento,una voce in meno che tartasserà la mia testa dolente.vicino all'impiegato siede un uomo sulla sessantina,mani consumate dal lavoro,abbigliamento poco curato,occhi che si muovono in continuazione,attenti a scrutare tutto più per meraviglia che per curiosità,come se un viaggioin treno fosse un evento.mi conforto ulteriormente,poichè anche con questa tipologia di viaggiatore le mie possibilità di dialogo sono pari a zero.la testa mi pulsa,spilli infuocati si infilano nelle mie tempie.ho voglia di fumare,ma non posso farlo.tra poco comunque mi chiuderò nel cesso e darò al mio cervello la sua minidose di nicotina.il silenzio viene interrotto dal suono gracchiante di un telefono.è della ragazza di colore seduta vicino al vecchio.a prima vista direi che è nigeriana,o perlomeno dell'africa subsahariana.alla fie,nella mia mente ridotta distinguo solo tra marocchini,algerini e tunisini e quelli che stanno sotto il deserto.quest'ultimi anno la pelle molto più scura,più dura e parlano in modo diverso,meno arabo e più tribale oserei dire.e infatti la ragazza,a cui non so dare un'età,inizia un dialogo fitto fitto nel suo idioma incomprensibile alle mie orecchie.le sue parole ignote scuotono un pò la mia testa.dopo un minuto di converasazione prego già che la sua telefonata stia per finire e che lei torni nel suo dormiveglia.niente da fare,la telefonata prosegue.infine vicino a me siede una coppia di coniugi che,con molte probabilità,hanno deciso di fare una gita fuori porta,giusto per vedere la mole antonelliana,il museo egizio e qualche vetrina di via roma.lui ha un aspetto insignificante,il suo volto non tradisce alcuna spontaneità nè aspettative.lei invece risulta essere molto curata,ma comunque sciatta,priva di qualsiasi spunto d'interesse.l'impiegato non gradisce la telefonata della colored,lo intuisco dal movimento delle sue sopracciglia,dai suoi piccoli sbuffetti.dentro di me rido di quel fastidio mal simulato.mi diverte vedere qualcuno che si incazza per una cosa di poco conto.forse anche io,al suo posto,mi innervosirei ma al momento il mal di testa è così forte che mi anestetizza da un qualsiasi istinto.il treno corre,e con lui pure le distese di campi coltivati e campi incolti.piccoli casolari abbandonati e un filo di nebbia.alberi e strade secondarie percorse da furgoni da lavoro.continua la telefonata ignota e la lettura del giornale.alla fine poteva andare peggio,potevo essere costretto a interagire,a parlare.appena finito di fare un pensiero simile ecco che la coppia di coniugi incomincia a pregustare la giornata ad alta voce.lei vuole vedere un sacco di cose,fare un sacco di giri,possibilmente portare a casa un sacco di ricordi.dentro di me penso che tutto questo entusiasmo forse è un pò eccessivo.torino alla fin fine è facilmente raggiungibile da genova,non è la classica meta che si vede una sola volta nella vita.continua a dolermi la testa,maledette birre a ripetizione.inizio a maledire la mia incapacità di limitarsi quando improvvisamente vengo risucchiato nella conversazione,a cui si era già aggiunto il sessantenne con la camicia a quadri alla boscaiolo.cazzo.devo subito divincolarmi,non credo di poterne uscire vivo.rispondo a fatica alle domande della donna.inizialmente chiede delle indicazioni stradali,poi incomincia a porre quesiti più generici e intrusivi.mi mangio le parole,non riesco a scandire bene le lettere,vuoi per il mal di testa,vuoi per una bocca desertificata.cerco comunque di mantenere il controllo,rispondo educatamente cercando di far capire che al momento desidero non partecipare al dialogo.la donna invece ha ingranato la marcia,iniziando a snocciolare piccoli episodi della sua vita,seguiti dalla descrizione del suo adorato figlio,che alla mia stessa età è già laureato,sistemato con una donna e impiegato in una grande azienda estera.forse la donna vuole ostentare la sua capacità di genitore,forse vuol provocarmi per sapere cosa faccio io nella vita,forse non si accorge di nulla e va avanti come un trattore nell'incensare questo figlio super intelligente e perbene.l'impiegato ormai si è rassegnato alla mancanza del silenzio necessario per il suo tpo di lettura,e ormai non tradisce più alcuna smorfia.l'uomo al suo fianco invece si rivela molto interessato alle argomentazioni della donna,racconta dei suoi due figli,ma senza cadere nella celebrazione delle loro virtù.forse non si sente un grande genitore come la donna,forse non ha bisogno di ostentarlo per sapere di esserlo.il viaggio si rivela più complicato del previsto,non c'è mai silenzio nello scompartimento,le mie tempie implorano pietà e la telefonata continua imperterrita.la stazione di torino non dev'essere poi così lontana,inizio a pensare.ma più ci penso e più la meta si fa irraggiungibile.ho voglia di fumare.arrivati finalmente a destinazione ci salutiamo tutti più per cortesia che per desiderio.ma subito dpo ci ritroviamo incolonnati nel corridoio ad aspettare di scendere.alla donna non sfugge niente e tutto ciò che osserva viene condito da sue affermazioni tanto banali e ovvie quanto irritanti.appena sceso dal treno io e la mia testa dolorante ci lanciamo nel fracasso della stazione prima,e della grande città poi.a confronto con quanto subìto sul treno tutto questo rumore assomiglia al silenzio.
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martedì, 15 dicembre 2009
il fumo della sigaretta saliva leggero fino al soffitto.tony non aveva mai pensato di smettere,e mai lo avrebbe fatto.davanti a lui una pinta di birra doppiomalto e davanti ancora,louise.quella grassa barista con i capelli rossastri e le mani paffute continuava a lanciagli occhiate,a cercare di coinvolgerlo in una discussione su quanto fosse necessario avviare un rinnovamento del locale.altri avventori eran seduti vicini a lui,ma tony non se ne curava,quasi lo irritavano quelle stupide proposte di abbellire un bar decrepito,con le mura ingiallite dal fumo,i tavoli corrosi dalle chiavi di chi voleva lasciare una propria traccia,i biliardi consumati da partite e scommesse e i cessi perennemente intasati.a tony quel bar piaceva così come era,dismesso,consumato dal tempo e dal vizio,malfrequentato e solitario nella sua umanità.in fondo alla sala giochi sentiva gli schiamazzi di ragazzini che,annebbiati da un paio di birre,giocavano i loro pochi spiccioli a biliardo.lui sentiva tutto:le imprecazioni dei vecchi giocatori di carte,le parole depresse di uomini lasciati soli a marcire davanti a bicchieri di whisky,le parole impastate degli ubriachi e quelle sibillate dei tossici.in quella fauna ogni tanto compariva qualche donna,solitamente ubriaca,delusa dall'uomo e più in generale dalla vita.tony ascoltava e vedeva tutto,ma non si faceva coinvolgere,non gli andava nè gli piaceva.voleva solo stare assieme alla sua birra doppiomalto e ai suoi pensieri.louise gli chiedeva sempre come era andata la giornata e altre banalità simili,ma lui rispondeva a monosillabi.a louise tony piaceva,vuoi per un fisico snello,rinsecchito dalle difficoltà quotidiane e per quell'aura di mistero che trasmetteva la sua poca loquacità.forse a tony piaceva louise,poichè quando lei era di malumore lui,dentro di sè,se ne preoccupava e spesso si sorprendeva nel ritrovarsi a fantasticare un rapporto con quel pezzo di donna.ogni tanto qualcuno si ribellava alla monotonia del tempo,e iniziava a inveire contro i governanti,contro i piedipiatti,contro dio e contro i supermarket.spesso compariva la polizia,documenti e perquisizioni perchè era risaputo che gli ultimi tavoli in fondo alla sala erano i loschi uffici di loschi affari.tony non si scomponeva mai,restando seduto a fissare la sua pinta,esibiva il suo sgualcito documento,senza proferire parola,talvolta irritando le autorità che faecvano domande a ripetizione.lui sapeva tutto,poichè tutto sentiva.traffici di poco conto imbastiti da persone di poco conto.ogni tanto si girava verso la porta a vetri,vedeva passare la gente perbene,quelli che davano un'occhiata veloce e altrettanto disgustata e poi proseguivano avanti,nelle loro vite di buone intenzioni,di princìpi sani e di nauseaonda apparenza.in quel bar tutto e niente era apparenza,ognuno cercava di simulare sena sapere,nè considerare che più si nascondeva più si ostentava.ogni serata era uguale all'altra eppure diversa nella natura della sua bassezza,della sua povertà di spirito,nella sua sfiducia verso un futuro migliore.e intanto louise continuava a lanciargli le occhiate.ma a tony,in quell'universo di umanità vera e propria,on importava avere contatti col mondo esterno.a tony importava solo stare seduto davanti ad una doppiomalto e dialogare con i suoi pensieri.
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